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Se t'avviene di trattar delle acque consulta prima
l'esperienza, e poi la ragione"
Leonardo da Vinci
L’uso della risorsa sulle risorse non poteva non avere un tema
dedicato che tentasse di fare un po’ di luce su quelle che
saranno le conseguenze scientifiche, tecniche e politiche
per i prossimi anni. Abbiamo voluto aprire questa pagina con
una frase di Leonardo da Vinci, per ricordare a noi tutti
che forse, prima di fare scienza o tecnica o politica,
dovremmo rimodulare complessivamente il nostro modo di
comprendere e gestire il mondo.
Le disponibilità idriche nel mondo
L'acqua è il simbolo della vita, della purezza.
Ad essa sono state associate immagini, letteratura,
simbolismi. È forse il simbolo della vita però quello che
oggi riveste un maggior significato. Senza di essa ogni
ipotesi di nascita, crescita e sviluppo può essere
vanificata.
Sappiamo che essa è sicuramente un fattore limitante dello
sviluppo. Anche quando sono disponibili mano d'opera,
capitale, terra, minerali, risorse naturali, la scarsità di
acqua impedisce una vita decente e moderna, attività
agricole, manifatturiere, turismo, tutto.
Sappiamo che il 71% della superficie terrestre è ricoperta
di acqua e circa il 98% del volume totale si trova negli
oceani e nei mari ed è troppo salato per poter essere
utilizzato per l'agricoltura o per usi domestici e
industriali. Solo il 2,5% è costituito da acqua dolce, ma la
maggior parte di questa (l'87% circa) è concentrata nei
ghiacciai, nell'atmosfera o a grandi profondità ed è quindi
difficilmente utilizzabile. Le fonti principali di
approvvigionamento sono i fiumi, i laghi e le falde
acquifere dove si raccoglie la quantità d'acqua che si rende
disponibile per l'uso attraverso il ciclo idrologico.
Oggi uno dei fattori di maggiore interesse sociopolitico è
legato alla questione che l'acqua non è solo poca, è anche
distribuita in modo ineguale sulla superficie terrestre. La
maggior parte di essa è concentrata in alcuni bacini della
Siberia, nella regione dei Grandi Laghi in Nord America, nei
laghi Tanganika, Vittoria, Malawi in Africa, mentre il 27% è
costituita dai cinque più grandi sistemi fluviali: il Rio
delle Amazzoni, il Gange con il Bramaputra, il Congo, lo
Yangtze e l'Orinco.
Oggi la crisi della risorsa idrica è stata aggravata
dall'interazione dinamica di molti processi sia a livello
locale che a livello globale: fattori ambientali
(cambiamenti climatici, desertificazione, scomparsa delle
zone umide-tampone); fattori economici (le sorti
dell'industria agro alimentare, la globalizzazione degli
scambi, il bisogno crescente di energia); processi sociali
(migrazioni, urbanizzazione, crescita demografica,
epidemie); processi culturali (riconversione dei sistemi
rurali ed urbani).
Seconda una indagine della World Bank, 80 paesi (con il 40%
della popolazione mondiale) hanno difficoltà di
approvvigionamento e le loro risorse idriche non hanno quei
requisiti di qualità che dovrebbero tutelare la salute.
L'eccessivo sfruttamento economico del suolo - distruzione
di boschi, agricoltura intensiva, uso dei pesticidi,
eccessiva edificazione - provoca alterazioni e squilibri nel
ciclo dell'acqua: diminuiscono le precipitazioni e aumenta
la richiesta di acqua per l'irrigazione e per le città. Sta
aumentando il bisogno di estrarre più acqua dal sottosuolo,
di "importare" acqua da zone lontane, sottraendola ad altre
comunità e ad altri usi. Contestualmente le attività umane
stanno generando crescenti quantità di scorie e rifiuti che
vengono immessi nei fiumi e nei laghi e che peggiorano la
qualità delle acque contenute nelle riserve da cui vengono
estratte quantità sempre crescenti. Questo processo è una
delle forme di differente democrazia tra alcune comunità
umane nei confronti dell’uso dell'acqua: più domanda,
peggioramento della qualità, meno acqua disponibile, più
richiesta di ulteriore acqua sottratta ad altri.
L'acqua delle falde alimenta circa 1/3 della popolazione
mondiale. Essa è la principale fonte di approvvigionamento
rurale in gran parte del mondo e subirà un incremento dello
sfruttamento nei prossimi trent'anni.
La maggior parte del consumo di acqua si concentra nel settore
agricolo (73,5% delle disponibilità). Il 23% viene
utilizzato dell'industria e dal settore energetico e solo il
3,5% è destinato a usi domestici.

In agricoltura, nonostante l'alto consumo, l’acqua produce
meno del 5% del prodotto interno lordo per Israele e Turchia
e meno del 10% per Giordania e Libano; in Cisgiordania e in
Siria rappresenta circa il 20% e nella fascia di Gaza il
40%.
L'agricoltura inoltre è anche quella che ha la minor
efficienza di utilizzazione. Su scala mondiale l'efficienza
dei sistemi irrigui è stimata pari ad appena il 40%.
L’inefficienza irrigua così è legata soprattutto a questioni
tecniche, di trasporto e distribuzione a livello aziendale e
cattiva manutenzione delle strutture irrigue.
Negli ultimi 40 anni la superficie irrigua del mondo è
aumentata al ritmo di 2,7% l'anno. Da sottolineare il dato
che della superficie irrigua totale il 73% ricade nei paesi
in via di sviluppo. Al contrario, i due terzi delle aree
attrezzate con sistemi di drenaggio e opere di difesa dalle
inondazioni ricadono nei paesi sviluppati.
Soprattutto nelle regioni aride e semi-aride, l'uso improprio
dell'acqua e le cattive gestioni dei sistemi irrigui stanno
conducendo alla diminuzione di terreni produttivi a causa di
ristagni idrici o dei problemi di salinità o sodicità. La
salinizzazione secondaria dei suoli con cattivo drenaggio è
un'evenienza abbastanza frequente nelle aree con forte
evaporazione. Si considera che il 20% dei 250 milioni di
ettari irrigati nel mondo siano oggetto di salinizzazione,
con la conseguente riduzione della produzione.
Questo fenomeno, ancora poco attenzionato, creerà anche in
Italia, soprattutto in alcune regioni del sud, notevoli
problemi alle economie e conseguentemente ai sistemi sociali
collegati a queste. Gli effetti conseguenti saranno quelli
di variazioni generali dei sistemi socioeconomici ma anche
di nuovi flussi migratori.
Negli studi sull'acqua spesso si tralascia il termine "acqua
virtuale" che invece incide molto sul computo finale
dell'utilizzo delle risorse idriche, come nelle regioni del
Medio Oriente. Per "acqua virtuale" si intendono le derrate
alimentari importate per il fabbisogno dell'economia
nazionale. Oggi servono 1000 mc d'acqua per produrre una
tonnellata di grano, inoltre è molto più semplice
trasportare una tonnellata di grano che 1000 mc di acqua. In
sostanza "l'acqua virtuale" serve a bilanciare il deficit
idrico di uno stato.
È nota la strettissima relazione tra il gap idrico di una
nazione e il gap alimentare.
Purtroppo, anche nel nostro paese, c'è la tendenza, dal punto
di vista politico, di trattare i problemi legati all'acqua e
i problemi alimentari come indipendenti. È invece evidente
che questi problemi sono legati tra loro: dato il ruolo
fondamentale dell'acqua nella produzione alimentare, sarà
solo una questione di tempo se il problema della scarsità
idrica si ridurrà in scarsità di cibo.
La disponibilità media pro capite d'acqua è diminuita
notevolmente nel periodo 1950-90 per l'aumento della
popolazione. Nel 1950 20 milioni di persone erano prive di
acqua potabile; nel 1995 ammontavano già a 300 milioni. Un
uomo su cinque non dispone di acqua da bere e uno su due
vive in ambienti privi di sistemi igienico sanitari
sufficienti. Le risorse d'acqua potabile del pianeta si
stanno esaurendo.
Le stime più attendibili ci dicono che la domanda d'acqua
raddoppierà negli anni che vanno fino al 2025 e crescerà a
tassi doppi rispetto alla popolazione per cui 2/3 della
popolazione mondiale saranno colpiti da scarsità d'acqua.
Le previsioni per il 2025, evidenziate dai forum mondiali
sull'acqua (Marrakech, 21-23 marzo 1997 e Aya 17- 22 marzo
2000) denotano numerosi fattori limitanti all'uso di tale
risorsa. Infatti la popolazione mondiale crescerà di 2,6
miliardi, passando da 5,7 a 8,3 miliardi. La popolazione dei
paesi in via di sviluppo si concentrerà nelle città passando
dal 37% al 56%, richiedendo nuove strutture e nuove risorse
dedicate. Con l'aumentare dei bisogni aumentano i prelievi
dalle risorse disponibili: all'inizio di questo secolo il
prelievo complessivo era di 500 kmc l'anno, nel 2000 è di
5000 kmc l'anno.
Per nutrire tutti, si stima necessario aumentare dal 50 al
100% la disponibilità d'acqua per irrigare.
I fattori che maggiormente contribuiscono a spiegare la forte
crescita dei consumi idrici mondiali sono la crescita
demografica e soprattutto l'espansione dell'agricoltura
irrigua.
Se non si inverte il modello di Sviluppo (verso un principio
di sostenibilità di lungo periodo) la scarsità d'acqua può
diventare un fattore limitante dello sviluppo. È evidente la
necessità di coinvolgere il mondo della ricerca e della
politica ad individuare nuovi modelli gestionali e quindi
nuovi sforzi un questa direzione.
A livello mondiale le risorse idriche sono abbondanti, è a
livello locale che le offerte naturali sono molto variabili,
incerte e sempre più limitate.
È comunque il livello locale che oggi deve subire le
maggiori trasformazioni, soprattutto di natura tecnica e
concettuale al reperimento e all’utilizzo di questa
preziosissima risorsa.
Negli anni trascorsi i progetti orientati a creare un’offerta
d’acqua sono stati la risposta più ovvia ai bisogni idrici
cercando di anticipare l'incremento della domanda. Negli
ultimi anni però, si sono riscontrati forti ostacoli. L'idea
di aumentare l'offerta per far fronte all'incremento della
domanda non è più considerata una soluzione, soprattutto per
l’aumento vertiginoso dei costi di costruzione e per la
diminuita efficienza di trasformazione nel settore agricolo,
(diminuzione del prezzo dei cereali) ma anche per via degli
aspetti ambientali e sociali e per l'uso inefficiente che se
ne fa.
Oggi vi è la tendenza a considerare la risorsa acqua come un
bene economico. Il passaggio però ad un sistema di mercato
mondiale dell'acqua comporterebbe una ulteriore perdita di
sovranità dello Stato nazionale e dei popoli ponendo la
sopravvivenza di molti nelle mani di pochi.
È evidente come queste valutazioni siano già una realtà, quasi
da subire, per i paesi in via di sviluppo mentre appare
esagerata per i paesi occidentali.
È abbastanza evidente come il controllo delle risorse idriche
significa il controllo dei popoli (un po’ come oggi avviene
per le risorse petrolifere). C’è già chi prospetta una borsa
internazionale dell'acqua che regoli, da un lato le risorse
e dall'altro gli scambi, che siano diretti o virtuali. In
questo modo si eviterebbero conflitti tra gli Stati, già
ampiamente annunciati, per l'appropriazione delle risorse.
Tutto questo però muterebbe il concetto di sovranità da
parte degli Stati.
L’attuale sistema socioeconomico porterà ad un ulteriore
incremento degli utilizzi d’acqua.
L'Unido (United Nations Industrial Development Organization)
ha previsto, per i prossimi anni, il raddoppio degli
impieghi industriali e la quadruplicazione
dell'inquinamento.
È proprio il fattore inquinamento l’altro grosso problema che
si sta presentando nel reperimento e nella gestione delle
risorse idriche.
L'inquinamento è generato in particolare dalle attività
agricole e forestali, dalle discariche urbane, dal trasporto
e dall'edilizia e risente comunque notevolmente di un
sistema tecnico scientifico non più adeguato alle nuove
esigenze dello Sviluppo Sostenibile.
La diffusione sul territorio di sostanze contaminanti si
ripercuote soprattutto sulle acque sotterranee, che si
arricchiscono progressivamente di sali, pesticidi ed
elementi tossici assorbiti dal terreno; la contaminazione
delle falde dovuta a nitrati di origine agricola è una delle
preoccupazioni ambientali, soprattutto dove è più diffusa
l'agricoltura irrigua. Bisogna sottolineare che il
danneggiamento delle falde non viene soltanto dagli
inquinamenti di origine agricola, ma anche dallo
sfruttamento eccessivo dei pozzi che provoca l'abbassamento
del livello della falda e la conseguente intrusione di acqua
marina, con effetti rovinosi sulla qualità dell'acqua e
successivamente dei terreni (fenomeno che genera la
desertificazione).
Si stima che nei Paesi in via di sviluppo (Pvs) il 90% delle
acque reflue sia scaricato nei corsi d'acqua senza
trattamento. Molti corpi idrici in prossimità dei centri
urbani sono stati contaminati ed il loro uso è compromesso.
Inoltre, la metà dell'acqua distribuita nei Pvs va persa per
inefficienza e danni alla rete. Le stime sono dell’ordine
del 50%.
L'Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato che ogni
anno muoiono circa 5 milioni di persone per malattie dovute
all'assunzione di acqua contaminata (ogni giorno muoiono
6.000 bambini).
È evidente quanta attenzione va oggi posta nel reperimento e
nella gestione delle risorse idriche.
Questo documento lo vogliamo portare all’attenzione del mondo
scientifico ma anche a quello politico.
Siamo convinti che la soluzione di questo problema, come di
tutti quelli legati alle questioni ambientali risieda i una
visione diversa di gestire le cose del mondo.
Il mondo occidentale dopo aver esportato sistemi e modelli
consumistici deve iniziare a “produrre” e quindi esportare
modelli scientifici, tecnici e politici globalmente nuovi.
Modelli che “rispettino” ed emulino gli stessi principi su cui
si basano i Sistemi naturali ed ambientali.
Scienza, Ricerca e Politica devono fare molta strada, ma non
c’è molto tempo.
Guido Bissanti
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