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Quali sono i principi e le regole che dobbiamo mettere in
atto per salvaguardare una delle più grandi risorse del
nostro pianeta (insieme all'acqua)?
Forse vale la pena di leggere la nota sottostante per entrare
in un modo diverso di guardare alla coscienza e alla
politica mondiale.
La Risorsa aria
Sappiamo che l'atmosfera è una sfera fondamentale per la vita
del nostro pianeta. La sua composizione chimica assume un
ruolo fondamentale nelle interazioni con il Sole ed è
importantissima nella regolazione del clima. Tale
composizione varia con l'altitudine, ed in funzione della
presenza di zone più o meno antropizzate. Soprattutto
l'anidride carbonica forma una sorta di sistema coibentante
di gas che mantiene la terra calda rispetto a valori medi
costanti. Questa funzione, simile a quella operata da una
serra (da cui il termine di “effetto serra”) è di notevole
importanza nell’equilibrio del sistema climatologico
mondiale e quindi degli equilibri ecosistemici.
L’ecosistema rappresenta quel motore ambientale che ricopre un
ruolo determinante nella produzione gassosa e soprattutto
nella qualità della stessa. L’influenza dell’ecosistema
sull’equilibrio atmosferico ha determinato nelle epoche
della terra notevoli cambiamenti a tal punto da
rappresentare uno dei fondamentali fattori della qualità
dello stesso.
Negli ultimi tempi una delle componenti dell’ecosistema, e
cioè l’umanità, con tutte le sue funzioni termodinamiche è
entrata prepotentemente (o meglio, in maniera tangibile)
nella funzione degli equilibri atmosferici, a tal punto
(soprattutto negli ultimi 50 anni) da rappresentare una
questione di interesse planetario considerevole.
Tale questione ha prodotto due fattori di notevole interesse
sociologico e politico:
1. Per la prima volta, nella storia dell’umanità, si è
ingenerato un interesse planetario comune sulla necessità di
risolvere globalmente la delicata funzione dell’incidenza
delle attività umane sull’ambiente. La conferenza di Kyoto
(vedi http://www.terredelsud.org/kyoto.php) rappresenta il
primo concreto tentativo di politica transnazionale sui
modelli di sviluppo antropici compatibili con le necessità
ecosistemiche ed ambientali; è in pratica un protocollo di
regimentazione dei principi Sviluppo Sostenibile (vedi
http://www.terredelsud.org/brundtland.htm) sanciti dalle
Nazioni Unite nel 1987.
2. La questione ambientale è divenuta luogo di agorà
internazionale, richiedendo sempre più una visione delle
cose che superi il limite territoriale e socioculturale dei
singoli paesi. Così la delicata questione delle risorse
ecosistemiche (tra cui soprattutto le foreste e le attività
agroambientali) dovrà necessariamente trovare un minimo
comune multiplo senza il quale anche la più lungimirante
delle politiche di un singolo stato non potrà raggiungere
gli obiettivi prefissati. A quest’ultima questione è legata
ovviamente una sensibilità scientifica e politica nuova. Si
tratterà sempre più di trovare soluzione di sviluppo
socioeconomico non contrastanti (anzi in linea) con le
delicate regole dell’ecosistema.
Questo perché IL SISTEMA ECOLOGICO, nel suo insieme
perfettamente integrato, minimizza i rifiuti. Nulla o quasi
nulla di ciò che viene prodotto da un organismo va sprecato:
ogni minima scoria costituisce per un altro organismo una
fonte di materiale utilizzabile o di energia. Vivi o morti,
tutti gli animali e le piante e i loro prodotti di rifiuto
costituiscono cibo per un altro organismo vivente. I
microrganismi consumano e decompongono i rifiuti dopodiché,
a loro volta, diventano nutrimento per altri organismi più
grandi e così via lungo la catena alimentare. Ma non hanno
lo stesso effetto i rifiuti degli umani che consentono uno
stato di degrado e abbandono in cui versano molti dei nostri
boschi deturpati, oltre che dai rifiuti, da tagli
indiscriminati, incendi e atti di puro vandalismo, per non
parlare dei diversi progetti di "valorizzazione turistica" o
“urbanistica”che rischiano di cancellare il verde sotto una
coltre di cemento.
Per tale motivo la conoscenza delle regole dell’ecosistema e
le regole di base per poterlo salvaguardare o addirittura
promuoverlo rappresentano la nuova frontiera su cui ogni
azione deve confrontarsi anche se non esplicitamente
legata.
Si tratta di una evoluzione dell’idea politica di gestione del
mondo. Da quella dello sfruttamento delle risorse (di
qualunque natura) a quella del mantenimento delle stesse
(con regole di utilizzo simili agli equilibri
ecosistemici).
L’opinione pubblica si è molto interessata a questioni come
la tutela dei grandi polmoni d’ossigeno del mondo (la
foresta amazzonica in primo luogo) trascurando come al
solito, perché fa meno notizia, il fatto che nel futuro
prossimo venturo la gestione delle risorse e la sua tutela
vedrà l’uomo stesso quale artefice e pianificatore.
Intendiamo dire che la tutela del patrimonio mondiale non
passa solo dalla protezione delle grandi aree verdi del
pianeta ma anche e soprattutto, in un’ottica di gestione
delle risorse del futuro, dalla pianificazione e promozione
della superficie terrestre verso una nuova ridistribuzione
del “verde”.
Il concetto di “verde” si riferisce ovviamente non solo alle
superfici boschive, di cui ogni paese si dovrà fare
promotore della tutela di una quota parte, ma anche delle
produzioni agrarie e agroambientali.
Noi crediamo che sia più importante trovare urgentemente le
regole che evitino la deforestazione che scandalizzarci
perché questa avvenga.
Questo è un modo di fare ambientalismo più corretto.
Non possiamo dire ai piccoli o grandi distruttori del verde:
fermatevi, se poi non ci siamo sforzati di trovare un modo
“alternativo” per farli fermare.
Il primo modo è sicuramente più da opinione pubblica (ma non
inutile), il secondo modo è più complesso e richiede una
cultura scientifica e sociopolitica più “sofisticata” ma
molto più coscienziosa.
Su questo aspetto vale la pena soffermarci un po’ di più.
La questione è che proprio i paesi in via di sviluppo sono
quelli che utilizzano di più il patrimonio ambientale (tra
cui le foreste per la produzione di legname) per poter
competere con gli stati più ricchi e tecnologicamente più
avanzati.
È l’unico modo che hanno per poter diminuire il loro deficit
economico con questi.
Ora da un lato ci scandalizziamo perché questi paesi
deforestano e deturpano ma siamo proprio noi (paesi ricchi)
a non attuare alcuna politica che tenda a rimuovere le cause
di questa malformazione socioeconomica.
Per questo abbiamo bisogno di grandi politiche
internazionali, non di solo livello finanziario; abbiamo
visto che nel mondo globale l’attuazione della Politica
basata solo sulla finanza provoca distorsioni ed ingiustizie
sociali sempre più macroscopiche.
Sembrerà fuori tema una disquisizione del genere sulla
questione della Risorsa Aria, ma dobbiamo imparare a
valutare le cose in maniera meno settoriale se vogliamo
veramente comprendere e saper affrontare globalmente i
problemi del futuro p.v..
Guido Bissanti
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