Volontariato a Ismani - Tanzania
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Ismani

Ismani

Questa pagina nasce in collaborazione tra TERREDELSUD e la missione di Agrigento ad Ismani, in Tanzania. In questa pagina troverete alcune informazioni di base necessarie alla comprensione delle questioni che caratterizzano questo luogo della Terra. Le schede presenti sono utili per iniziare a costruire un percorso di impegno per coloro che ritengono di poter dare suggerimenti o contributi di qualunque tipo. È già in corso l’attivazione di un progetto con la missione, per la creazione di un sistema che possa creare migliori condizioni di vita per gli abitanti del luogo. Il progetto cercherà di fornire tutti quegli elementi di conoscenza, di contributi e di intervento utili ad applicare condizioni sociali, culturali ed ambientali sostenibili nel lungo periodo. Quanti volessero avere maggiori informazioni o contribuire in qualunque modo, possono scrivere a nelmondo@terredelsud.org e ricevere ogni elemento utile in tal senso. 

Geografia e politica


Repubblica Unita di Tanzania Jamhuri ya Mwungano wa Tanzania

Superficie: 943.049 Km²
Abitanti: 29.461.000
Densità: 31 ab/Km²

Forma di governo: Repubblica federale presidenziale
Capitale: Dar es Salam (1.747.000 ab.)
Altre città: Mwanza 250.000 ab., Dodoma 200.000 ab.
Gruppi etnici: Nyamwezi e Sukuma 21%, Swahili 9%, Hehe e Bena 7%, Makonde 6%
Paesi confinanti: Kenya e Uganda a NORD, Ruanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo a OVEST, Zambia, Malawi e Mozambico a SUD

Monti principali: Kilimangiaro 5895 m
Fiumi principali: Rovuma 800 Km (tratto tanzaniano, totale 1000 Km)
Laghi principali: Lago Vittoria 35.000 Km² (parte tanzaniana, totale 68.100 Km²), Lago Tanganica 14.000 Km² (parte tanzaniana, totale 32.893 Km²), Lago Rukwa 3700 Km², Lago Eyasi 1200 Km²
Isole principali: Zanzibar 1660 Km², Pemba 984 Km²
Clima: Tropicale

Lingua: Swahili, Inglese (entrambe ufficiali)
Religione: Musulmana 33%, Cristiana 33%, Animista 33%
Moneta: Scellino della Tanzania

Tanzania

Il territorio

La Missione di Ismani si trova in Tanzania, su un altipiano della regione di Iringa, nel centro-sud del Paese. Da Dar Es Salaam, città principale e sede dell'aeroporto internazionale, vi si arriva percorrendo per circa 650 Km un'ottima arteria stradale che passa per Morogoro, per il Parco nazionale di Mikumi, e per Iringa, (e che prosegue poi fino allo Zambia). Giunti a Iringa si percorrono 45 km, in direzione nord, lungo la strada che porta a Dodoma. 
Ismani occupa un territorio, lungo circa 50 Km e largo circa 60, che si snoda su di un altopiano a declinare, costeggiato dalla Rift Valley. Su questo territorio, che presenta le caratteristiche proprie della savana, convivono molte etnie distribuite in 25 villaggi con un numero complessivo di 35.000 abitanti. Il territorio della missione è attraversato in tutta la sua lunghezza dalla "Panafricana" un caratteristico tragitto che collega le due estremità del continente africano: il Cairo e Città del Capo. Si tratta di un percorso misto, formato da tratti di linea ferroviaria, automobilistica, fluviale e lacuale. La parte che interessa Ismani, e che collega Iringa a Dodoma, è un percorso in terra sterrata, come gran parte delle strade di comunicazione interna.

Il Territorio

Residenzialità

Fino al 1973, i contadini tanzaniani vivevano soprattutto in insediamenti sparsi, in fattorie isolate o piccoli villaggi coltivando i campi, praticando l'agricoltura itinerante, perché la vegetazione naturale forniva continuamente i terreni di humus. Quando i terreni si impoverivano, si trasferiva l'insediamento: le case di pali e malta, ricoperte di paglia, non durano, del resto, più di 8 o 10 anni.
A partire dal 1973, però, il Governo diede disposizioni categoriche affinché la popolazione fosse radunata in villaggi. L'intenzione era quella di raccogliere la popolazione in centri abitati di una certa estensione, siti lungo le principali vie di comunicazione, per potere più facilmente fornire servizi quali la condotta idrica, la scuola statale, i dispensari o l'ospedale.

Per quanto nei fatti questo provvedimento garantisse vari servizi alla popolazione, ebbe parallelamente degli effetti negativi per l'economia agricola. L'agricoltura, non più itinerante, richiese tecnologie e conoscenze che i contadini non possedevano; inoltre, i campi assegnati ad ogni famiglia non potevano più essere confinanti con l'abitazione, ora inserita nel villaggio, ma si trovavano ad una certa distanza dal centro abitato e dovevano essere raggiunti a piedi, come a piedi per distanze anche considerevoli si doveva trasportare quanto necessario per i lavori, (ma anche i raccolti), con grave dispendio di forze e di tempo.

Osservando più da vicino i villaggi compresi nel territorio della missione di Ismani, ci accorgiamo che sono tutti villaggi rurali e le abitazioni non sono direttamente a contatto le une con le altre, bensì separate da piccoli campi che le circondano. Le case, con fondamenta profonde circa 30-40 cm, sono di fango ricoperte da un tetto di paglia che, a volte, per proteggere maggiormente gli inquilini sia dal calore del sole, sia dalle piogge, viene cosparso con uno strato d'argilla alto circa 10 cm.

Negli ultimi anni si costruiscono, sempre in numero maggiore, case con mattoni di fango (essiccati al sole o cotti al fuoco) e tetto in lamiera. La lamiera non si intona affatto alla suggestione del paesaggio; inoltre, quando piove, amplificano all'interno della capanna il rumore della pioggia e accentuano gli sbalzi di temperatura. In compenso non costringono l'inquilino a comprare periodicamente la paglia per sostituire quella parte di tetto che l'acqua e la pioggia hanno reso inservibile.

La mobilia all'interno è quasi inesistente. È difficile trovare dei letti; molti dormono a terra, stesi su di una stuoia di vimini.

Residenzialità

Il sistema economico

L'economia della zona di Ismani è ancora oggi essenzialmente legata alla coltivazione del mais. Per la mancanza di moderne tecniche di coltivazione, come per la carenza di mezzi meccanici e concimi, l'incremento della produzione agricola nel territorio di Ismani non è stato mai in ragione di un aumento dei rendimenti dei terreni, quanto in ragione dell'aumento costante dell'estensione delle superfici coltivate. Il disboscamento che tutto ciò ha richiesto e continua a richiedere ha alterato gravemente gli equilibri ecologici dell'intera zona, sempre più soggetta a periodi di estrema siccità alternati a stagioni di piogge torrenziali, ugualmente dannose per l'agricoltura. Il disboscamento sistematico e la coltivazione permanente del mais hanno quindi letteralmente inaridito i terreni, in più, l'estendersi verso il centro della Tanzania di un clima semi-arido sta portando ad una effettiva desertificazione.

Nell'ultimo trentennio Ismani è stata considerata il "granaio della Tanzania". La regione di Iringa, già nel 1965, produceva i due terzi di tutto il granturco prodotto nello Stato.

Oggi ci si va rendendo conto degli errori fatti, si è compresa la necessità di alternare la coltivazione del mais con quella di prodotti leguminosi. Ma intanto, si registrano le tristi conseguenze: la desertificazione avanza: si è abbassata la qualità dell'alimentazione contadina, un tempo più diversificata; i campi producono sempre di meno; diventa difficile reperire la legna per gli usi quotidiani e il rimboschimento stenta a decollare.

La popolazione, stimolata anche da volontari presenti nel territorio, sta cercando nuove alternative produttive: accanto alla coltivazione di mais si va sviluppando quella del girasole che, venduto in città per la produzione dell'olio consente con i guadagni di integrare l'alimentazione a base di mais.

Per quanto riguarda altre forme di attività economica o di sussistenza una considerazione a parte va fatta per l'allevamento del bestiame. Tranne i gruppi Masai, pastori nomadi e allevatori di bovini, per i quali questa attività è fortemente legata all'identità culturale e tribale, prima ancora che ad un aspetto economico, nelle altre etnie residenti nel territorio di Isimani manca proprio la cultura dell'allevamento del bestiame di taglia media e grossa, per cui la produzione di carne rimane alquanto modesta e quella del latte ancora più scarsa, salvo rare eccezioni.

L'impegno dei missionari e dei laici si va sempre più indirizzando verso la creazione di attività economiche alternative o di integrazione alla coltivazione del mais. La diffusione dell'allevamento, soprattutto di animali di piccola e media taglia come il pollame o le capre, più facilmente gestibile dalle famiglie, potrebbe costituire una risorsa importante per integrare con carni e latte la dieta alimentare dei contadini, sempre povera di proteine.

Il sistema economico

Il livello culturale

La Tanzania è arrivata molto vicina al traguardo della scolarizzazione primaria per tutti: nel 1982, l'87% della popolazione in età scolare frequentava la scuola. Quella di dare a tutti un'istruzione di base è la sfida che la Tanzania ha iniziato a vincere a partire dagli anni settanta. Questo successo è stato raggiunto attraverso un impegno politico significativo e investimenti nel settore educativo, iniziati con la Dichiarazione di Arusha e proseguiti fino all'inizio della crisi economica del 1979. Il programma "istruzione universale" è tuttavia ancora in corso. Si parla di continuare a costruire delle scuole, di formare più adeguatamente la classe degli insegnanti ed anche di modificare i programmi, dotandoli di contenuti più direttamente legati alla vita del villaggio. Perciò si incoraggiano le esperienze di lavori manuali e si esortano gli studenti a coltivare il loro campo.
Ormai quasi tutti i villaggi della zona di Ismani hanno una scuola elementare. Visitandole ci si accorge che sono più o meno solide, a seconda delle risorse del villaggio, anche se è inutile andare a cercare i vetri alle finestre, le lavagne ben fatte o i libri in mano agli scolari (ce n'è uno ogni 4 o 5 alunni). Ma se il problema della diffusione delle scuole elementari sembra ormai risolto, resta urgente quello delle scuole superiori. Tra le regioni della Tanzania Iringa è una delle meno provvedute di scuole secondarie. Infatti soltanto un ragazzo su 2.000-2.500 continua a studiare dopo la scuola dell'obbligo. I problemi relativi alla formazione dei giovani sono tanti e non solo economici. Infatti scarseggiano i tecnici, gli insegnanti-artigiani capaci di trasmettere l'arte del ferro, del legno, o dei diversi mestieri della costruzione edile e dell'utensileria agricola. Inoltre, alla difficoltà dell'accesso agli studi secondari si aggiunge il fatto che, ancora oggi fra coloro che hanno ultimato il primo o il secondo ciclo di studi, molti non riescono a trovare un lavoro stipendiato. La mancata realizzazione del diritto allo studio e la difficoltà dell'assorbimento dei giovani diplomati nei mercato del lavoro non agricolo sono fenomeni legati al perdurare della crisi economica. L'aumento dei tassi di evasione scolastica o di frequenza irregolare o nel migliore dei casi, una riduzione drastica del rendimento scolastico sono da connettersi da un lato alla frequente necessità da parte dei ragazzi di contribuire al sostentamento della propria famiglia, dall'altro alla demotivazione dilagante per la mancanza di prospettive future. 

Il livello culturale

Il progetto

Verso questi territori alcuni uomini hanno già da qualche tempo iniziato un’operazione di aiuto in termini di sovvenzioni alimentari, istruzione, assistenza e quanto altro occorre alle popolazioni di quest’area.

Scarsi se non inesistenti sono spesso i servizi presenti in questi luoghi.

Noi stiamo iniziando un percorso di assistenza nelle scelte di alcune tecniche agronomiche, nella fornitura di sementi, nelle rotazioni, nello studio delle migliori soluzioni per le caratteristiche podologiche dei terreni.

Nella valutazione di opportunità di utilizzo dei suoli e anche delle loro risorse idriche.

Periodicamente verranno anche effettuate analisi di campioni di acqua e terreni, con localizzazione dei campioni prelevati, onde iniziare a costruire un database per futuri utilizzi progettuali.

Al momento stiamo fornendo alcune informazioni (non si può ancora parlare di formazione) a coloro che si recano sui luoghi, per poter ipotizzare successivamente dei progetti più concreti di reale assistenza tecnica alle popolazioni.

In termini poveri il progetto tende a “rifertilizzare” sia le condizioni umane che quelle territoriali verso uno sviluppo di lunga durata.

Stiamo movendo i primi passi verso l’applicazione di un metodo graduale di coinvolgimento …. Per ogni chiarimento o suggerimento siamo a Vs. disposizione.

Il progetto

 

 

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Consiglio Nazionale Agronomi e Forestali
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