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Pagina dedicata alle tematiche relative
all’ecosistema, con riferimenti a questioni
normative o di interesse istituzionale.
La
visione degli argomenti viene affrontata con dettagli
tecnici che possono contribuire ad accrescere nell’opinione
pubblica una sensibilità nuova ed una capacità di intervento
operativo, utile alla soluzione delle questioni.
La nuova visione
che l’Ecosistema apre
Prima di poterci addentrare nelle varie tematiche
ambientali è opportuno fissare alcuni concetti in maniera da
poter successivamente osservare i vari aspetti con una
visione ampia.
La comprensione di questi aspetti è utile a rivedere
alcuni atteggiamenti culturali e alcuni comportamenti umani.
Scienza, tecnica, politica e così via non possono più
muoversi coerentemente se non hanno compreso che è
necessario un diverso e più completo approccio alle cose che
ci circondano.
Tra queste assume una particolare importanza il sistema tra
i sistemi. Il Sistema che garantisce ad ogni forma di vita
la possibilità di nascere, crescere e riprodursi. Il sistema che permette all’uomo, creatura sopra le creature,
di nascere, crescere e conoscere.
Stiamo parlando evidentemente dell’Ecosistema, termine
relativamente nuovo è sempre più presente nei nostri giorni,
nelle nostre discussioni, nella nostra cultura.
Il termine ecosistema è stato proposto per la prima volta,
nel 1935, dall'ecologo inglese Tansley, anche se il concetto
d'ecosistema, come idea di un tutt'uno tra organismi ed
ambiente, risale ai tempi antichi.
Il fatto che questo termine sia stato coniato solo nel XX
secolo dimostra la resistenza che esso ha incontrato per
entrare nel gergo scientifico ufficiale.
Le emergenze ambientali, l’inquinamento, la
desertificazione ecc. hanno portato all’attenzione generale
una sensibilità ambientale mai conosciuta nella storia
dell’uomo e con se una evoluzione sociologica del fenomeno
che solo la storia futura potrà concretamente valutare.
Attualmente siamo in una fase storica in cui le esigenze
della sua tutela non sono pienamente comprese dal sistema
socioeconomico, il quale anzi trova notevoli ostacoli ad
osservare i suoi principi.
La realtà è che modello ecosistemico e modello
socioeconomico si muovono su logiche diverse e alla base di
queste sussistono i due poli tra cui sta migrando il mondo
antico verso quello moderno.
La Logica dell’Ecosistema
L’ecosistema può essere definito, senza possibilità di
smentite, il più complesso motore termodinamico esistente.
Per mezzo di esso l’energia proveniente dal Sole o
potenzialmente racchiusa nel nostro pianeta (energia
chimica, geotermica, ecc) viene trasformata gradualmente ed
utilizzata dagli esseri viventi.
Ogni essere vivente svolge il ruolo di monade singola
di questo complesso motore energetico ed ogni singola monade
assolve ad un particolare compito energetico insostituibile;
in definitiva, ponendo la questione in maniera figurata,
possiamo dire che nella trasformazione dell’energia, ogni
singolo organismo si occupa di un tratto ben definito della
linea della trasformazione termodinamica.
Fino ad utilizzare tutta l’energia trasformabile.
Queste valutazioni portano evidentemente a tre
considerazioni necessarie:
la prima è che tale complesso motore termodinamico funziona
tanto più efficientemente quanto più differenziato è il
sistema delle singole monadi;
la seconda conduce al concetto della biodiversità quale
“conditio sine qua non” per garantire il migliore rendimento
del motore termodinamico.
la terza è che non esistono organismi inutili o dannosi ma
solo condizioni alterate in cui, ad una nuova condizione del
sistema, corrisponde una nuova azione di massa verso un
nuovo equilibrio.
In definitiva l’ecosistema è organizzato secondo dei
principi (termodinamici) strutturati al fine di aumentare,
al limite possibile consentito dalle leggi della fisica, il
rendimento energetico.
Il flusso unidirezionale di energia attraverso la
produzione, il consumo e la decomposizione
dei componenti biotici, come fenomeno universale, in
natura è il risultato quindi dei principi della
termodinamica.
Il primo principio stabilisce, che l'energia può essere
trasformata da un tipo (per esempio luce) in un altro (per
esempio energia potenziale) ma non è né creata né distrutta.
Il 2° principio stabilisce che non avverrà mai un processo
di trasformazione energetica, senza che si verifichi
contemporaneamente anche una degradazione di energia da una
forma concentrata a una forma dispersa; poiché una parte
dell'energia è sempre dispersa in energia termica
praticamente non utilizzabile, nessuna trasformazione
spontanea (come quella della luce in nutrimento) può avere
un rendimento del cento per cento.
Insegnamenti derivanti dalle regole generali dell’ecologia
Se le monadi sono tra di loro collegate, se ogni cosa ha un
ruolo ed una direzione ben precisa e se i cicli disposti
dalla natura sono i più idonei, nel momento in cui si altera
il sistema ambientale, lo si fa solo contraendo un debito
nei confronti della natura.
Se ne deduce che in ecologia, come in economia, non ci può
essere guadagno senza pagare un certo costo. Quindi, è
necessario non agire in contrasto con il funzionamento della
natura, si potrebbe incappare nel cosiddetto boomerang
ecologico: ogni conseguenza non prevista e dannosa, di una
modificazione dell'ambiente, annulla lo scopo per cui la
modificazione è stata progettata o crea addirittura problemi
più gravi.
Se quindi la natura è strutturata su sistemi a basso
inquinamento (il concetto di inquinamento è correlato
all’impossibilità di ottenere rendimenti unitari) allora è
evidente che l’attuale modello socioeconomico è stato basato
su un modello energetico a basso rendimento e quindi ad alto
inquinamento.
Modernità e futuri scenari
Quello che a questo punto ci deve portare a
riflettere è che abbiamo considerato modernità le ciminiere,
i ritmi e le abitudini di vita dispendiosi, l’usa e getta
ecc. ecc.
Tutto questo non deve indurci a condannare ciò che fino
ad oggi abbiamo fatto: è troppo semplicistico e non giova a
nulla.
È la storia stessa dell’uomo e dell’umanità, fatta di
prove, errori, esperienza, apprendimento.
Dopo la scoperta del fuoco abbiamo scoperto l’ambiente,
ora dobbiamo imparare a non bruciarci.
Come?
Innanzitutto non possiamo più pensare di porre l’intera
questione delle politiche locali o nazionali solo su basi di
rendimento monetario. Questo è un parametro troppo
semplicistico.
L’intera questione politica va spostata (e ci vorrà tempo)
non su un semplice ambientalismo sentimentalistico ma sulla
considerazione che l’ambiente è per l’uomo e che l’uomo deve
cominciare a pensare in termini ambientali.
Cosa significa pensare in termini ambientali?
Significa semplicemente iniziare a programmare la vita,
l’organizzazione di ogni secondo, di ogni luogo come se si
trattasse di emulare le logiche di strutturazione della
natura.
Essa “considera” ogni monade indispensabile, utile,
bisognosa di attenzione.
Sa di non poterne fare ameno, sa di pagare un prezzo troppo
caro per ogni rinuncia.
Pensare in termini ambientali è avere una sensibilità verso
le cose che non hanno un potere contrattuale; significa
spostare il criterio della politica capitalistica (basata su
leggi di domanda e offerta) su principi di tutela globale di
ogni entità del nostro pianeta.
È, in pratica, una nuova forma di democrazia, più estesa,
universale, senza nè grandi né piccoli, né fondamentali, né
inutili; perché tutti partecipanti dell’unico grande
organismo chiamato pianeta Terra.
Ed allora il concetto di ecosistema assumerà un significato
più pieno e meno romantico.
La cultura che oggi abbiamo ereditato è la cultura di un
mondo che ha avuto il merito di condurci in questa nuova
stazione, adesso dobbiamo salire su una vettura più
efficiente, ma tutti insieme.
Guido Bissanti
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