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Evoluzionismo
o Creazionismo
ovvero
L’uomo
e la cultura di superficie
Quest’ultimo
sembrerebbe il titolo di un’opera dedicata a delle
produzioni agricole. Solo che qui non si parla di
“coltura” ma di “cultura”.
Il riferimento è
ovviamente alla superficialità che spesso contraddistingue
l’approccio dell’umana sensibilità nei riguardi delle
cose del mondo: appunto superficiale.
Questa
superficialità spesso non ci permette di vedere appieno gli
aspetti che ci circondano o, perlomeno, ci relega al semplice
ruolo di uomini soddisfatti rispetto a quello che impariamo o
ci dicono.
Ma la scienza, così
come la fede, non possono crescere (dentro e fuori di noi) se
non vengono continuamente messe in dubbio per poterle meglio
verificare, maturare, assimilare .
Ritornando quindi
al titolo principale dobbiamo subito denunciare una grave
lacuna scientifica che ha contraddistinto, soprattutto
l’ultimo secolo, che più che figlio di un illuminismo
libero ed incondizionato ci sembra più il parto di una fede
sconsiderata su una teoria evoluzionistica, portata, per certi
versi, alle estreme conseguenze di una impossibilità
scientifica (e matematica).
Forse non tutti
sanno, per entrare nel cuore dell’argomento, che il
dibattito tra creazionismo ed evoluzionismo (che ha
contraddistinto soprattutto gli albori del modello
scientifico) non è mai stato superato e che, soprattutto al
giorno d’oggi, grazie alle sempre maggiori conoscenze e
scoperte scientifiche e più che aperto.
Soprattutto è
aperto il dibattito tra affermazioni scientifiche e teorie.
Infatti
la discussione sulle origini non è scienza in senso stretto.
Ciò è dovuto al fatto che le origini non si possono
sottoporre a verifiche sperimentali. Quando la vita iniziò, o
quando i diversi tipi di organismi cominciarono a esistere,
non erano presenti osservatori scientifici. Inoltre questi
eventi non avvengono più nel mondo presente. Perciò, dal
punto di vista scientifico, la soluzione del problema delle
origini è impossibile. I punti di vista filosofici dei
biologi moderni riguardo alle origini si possono ridurre a
due: la dottrina dell'evoluzione e la dottrina della
creazione. I primi asseriscono che la vita e le sue varie
forme siano apparse gradualmente a causa di processi naturali
durante lunghi periodi di tempo. I secondi ritengono che la
vita nelle sue forme principali abbia avuto origine
istantaneamente tramite atti creativi del Creatore stesso.
Sia gli evoluzionisti che i creazionisti sono d'accordo sui
fatti della biologia presente. Il disaccordo riguarda
l'interpretazione dell'origine e dei significati di questi
fatti.
Gli scienziati usano modelli per spiegare i fenomeni della
natura. Ogni modello proposto viene valutato secondo la sua
efficienza: come si inseriscono i dati disponibili nel modello
proposto per spiegare un determinato fenomeno?
Così anche i due principali punti di vista riguardo alle
origini possono essere riassunti in un "modello
evoluzionista" e in un "modello creazionista".
Il modello che si adatta meglio ai dati disponibili sarà
anche il più efficiente e plausibile.
A questo punto è utile ricordare che alcuni ricercatori hanno
proposto un modello che si situa a metà tra quelli menzionati
sopra, accettando sia l'evoluzione che la creazione. Questa
posizione può essere meglio compresa dopo una valutazione dei
due modelli basilari. Ad ogni modo, molti scienziati sia
evoluzionisti sia creazionisti rifiutano questa idea.
L'evoluzionista coerente afferma che se esistono processi
evoluzionistici sufficienti per spiegare i dati che osserviamo
in natura - e lui crede che esistano - allora non vi è
necessità di ricorrere a processi creativi. Il creazionista
crede che sia necessario postulare atti creativi per spiegare
i dati della natura, egli ritiene perciò che l'evoluzione non
sia necessaria.
I due modelli non sono conciliabili se non a livello molto
superficiale, poiché rappresentano due punti di vista
diametralmente opposti delle origini.
1. Il modello evoluzionista
Secondo
il modello evoluzionista i processi naturali osservabili sono
sufficienti per spiegare le origini dell'universo e tutte le
trasformazioni necessarie per produrre l'immensa varietà e
complessità presente. Malgrado occasionali regressioni o
limitati fallimenti, l'effetto complessivo dei processi
evolutivi è stato quello di diversificazione e di aumento
della complessità a partire dalla semplicità primordiale.
Secondo questo modello, infatti, tutti i viventi sono
imparentati dalla comune discendenza (radice genealogica) e si
sono trasformati lentamente. Perciò è possibile fare certe
predizioni che possano servire per giudicare la validità del
modello:
- Si
dovrebbero poter osservare innumerevoli somiglianze tra gli
esseri viventi, a partire dalle specie più semplici alle più
complesse, senza che vi siano discontinuità.
- I processi
che hanno dato origine a tutti gli esseri dovrebbero, se
osservati nel presente, produrre nuovi esseri e una complessità
sempre crescente delle specie.
- Se fosse
possibile decifrare la storia della Terra, si dovrebbe poter
osservare che la varietà e la complessità degli esseri
viventi aumenta con il passare del tempo.
Osservando i dati a
nostra disposizione notiamo che le predizioni menzionate sopra
si verificano solo in parte. Confrontando diversi organismi
osserviamo che ci sono effettivamente molte somiglianze tra di
loro: per esempio nell'anatomia, nello sviluppo embrionale,
nella biochimica, nella genetica, eccetera.
I dati a nostra disposizione non dimostrano una continuità di
similitudini senza interruzioni tra le diverse specie. Ci sono
- è vero - delle congetture per spiegare l'esistenza delle
numerose discontinuità, ma non sono sperimentabili
scientificamente, pertanto esse non offrono una spiegazione
plausibile a questa evidente mancanza nel modello
evoluzionista.
Lo studio di vari processi biologici conferma la previsione
che molti cambiamenti avvengono anche attualmente negli
organismi viventi. È per esempio possibile produrre nuove
specie viventi mediante i meccanismi dell'ibridazione (gli
incroci), delle mutazioni indotte e della selezione. Questi
fenomeni possono avvenire in modo naturale o artificiale.
Di nuovo, comunque, l'evidenza a nostra disposizione non è
completamente convincente, poiché questi cambiamenti non sono
trasformazioni tendenti ad aumentare il livello di
organizzazione, come vorrebbe la previsione. Essi possono
venir suddivisi in due gruppi:
- variazioni
relativamente limitate che conducono semplicemente a nuove
varianti di specie esistenti;
- mutazioni
derivanti da cambiamenti casuali nel DNA nelle cellule
germinali, con conseguente diminuzione dell'organizzazione
dell'individuo, e mai con il risultato di nuove
caratteristiche fisiche.
Questi due fenomeni
possono esser usati meglio per sostenere il principio della
conservazione e del decadimento piuttosto che quello della
formazione di nuove specie e dell'aumento della complessità,
come propone il modello evoluzionista.
Molti scienziati evoluzionisti affermano che attraverso lo
studio delle piccole variazioni si possa giungere a
comprendere la dinamica delle trasformazioni più vaste, a
livello di "specie", anche se le osservazioni fatte
fino ad oggi non permettono di sostenere questa tesi.
La predizione che
la complessità degli organismi è aumentata nel corso delle
ere geologiche sembra a prima vista confermata dai fossili. La
paleontologia offre indubbiamente l'evidenza maggiore a
sostegno dell'evoluzione. Però tale evidenza è seriamente
indebolita da un ragionamento a circolo chiuso: la scala delle
ere geologiche si basa sull'ipotesi che l'evoluzione abbia
avuto luogo.
La datazione delle formazioni geologiche è determinata
primariamente dai "fossili indice" che esse
contengono. Le datazioni eseguite con minerali radioattivi,
per supposizione esatte, vengono sempre corrette con criteri
paleontologici. Inoltre ci sono molte località in cui fossili
provenienti da ere geologiche diverse si trovano nei medesimi
strati, come ci sono sedimenti in cui fossili
"vecchi" si trovano sopra formazioni contenenti
fossili "giovani".
Si osservi che la maggior parte degli strati contenenti
fossili di grandi piante o animali devono essersi depositati
molto rapidamente, forse anche catastroficamente, altrimenti
non si sarebbero conservati. Lo studio dei fossili non
dimostra necessariamente che sia avvenuta una evoluzione lenta
e uniforme nel corso delle ere geologiche, ma lascia piuttosto
dedurre una sequenza di eventi catastrofici a livello
planetario.
È vero che alcuni dati possono essere interpretati secondo un
quadro evoluzionista, però questa interpretazione non è per
niente conclusiva. Certamente ognuno può credervi con un atto
di fede, ma allora bisogna onestamente ammettere che non è più
possibile chiamare "scienza" l'evoluzione.
2. Il modello creazionista
Il postulato
principale di questo modello è che nel passato ci sia stato
un periodo in cui tutte le cose sono state create - cioè
formate dal nulla - tramite la potenza del Creatore. Tutte le
entità fisiche e biologiche furono fatte perfette, ognuna con
la sua specifica forma e funzione.
Le forme biologiche viventi nel presente sono conservate
piuttosto che create. I processi naturali attuali sono perciò
processi conservativi che servono a mantenere la stabilità
delle forme viventi, non processi evolutivi.
Ciò non significa che non siano possibili variazioni o
cambiamenti. Al contrario: un importante postulato del modello
creazionista è che le entità basilari, al momento della
creazione, contenevano un enorme potenziale di variabilità.
Comunque l'azione di queste mutazioni sarà sempre limitata
all'interno delle entità create inizialmente. Nel campo
biologico, per esempio, possono apparire rapidamente nuove
varietà, ma nessuna nuova specie di basilare.
Secondo la versione biblica del modello creazionista, qualche
tempo dopo il periodo della creazione fu introdotto il
principio universale del decadimento. Infine avvenne una
cataclismica alluvione mondiale che cambiò radicalmente la
faccia della terra e la velocità di molti processi naturali.
Le caratteristiche
del modello creazionista menzionate sopra vengono confermate
dalla maggior parte dei fenomeni naturali che osserviamo,
dimostrando perciò la validità del modello creazionista a
livello scientifico. Dobbiamo però ricordare che, con metodi
scientifici, nessun modello delle origini potrà mai essere
completamente verificato.
I due princìpi scientifici basilari, che sono anche quelli più
fermamente stabiliti, sono la prima e la seconda legge della
termodinamica. Queste due leggi sono applicate a tutte le
discipline scientifiche, senza eccezione. Esse possono venir
interpretate come predizioni confermate del modello
creazionista.
La prima legge (conservazione di massa-energia) sostiene la
predizione che a partire dal momento in cui l'universo fu
creato e completato, niente viene più creato o annientato:
ogni cosa viene conservata.
La seconda legge della termodinamica (quella della crescente
entropia) è pure essenzialmente una conferma della legge
universale del decadimento e della morte postulata dalla
versione biblica del modello creazionista.
La stabilità delle "specie" biologiche (le entità
basilari) è sostenuta senza eccezioni da tutti i dati
osservati in biologia. Perciò una popolazione di farfalle Biston
betularia può cambiare colore a causa del contenuto di
fuliggine nell'atmosfera e della selezione naturale, ma rimarrà
ancora una popolazione di farfalle Biston betularia.
Mille generazioni successive di Drosophila melanogaster
possono essere esposte a radiazioni e ad altri agenti mutogeni,
producendo un ampio spettro di mutanti, ma rimarranno sempre Drosophila
melanogaster.
Nel modello creazionista vengono anche previste ampie
discontinuità tra le specie basilari, poiché ogni specie è
stata creata per un determinato scopo, perciò avrà strutture
progettate appositamente in vista di quello scopo. D'altro
canto vengono anche previste molte similarità, poiché è da
attendersi che quando funzioni simili devono essere eseguite
in ambienti simili, anche per specie diverse, verranno
progettate strutture simili.
Per quel che concerne la paleontologia, è noto che le
discontinuità tra le diverse specie esistono sia nei reperti
fossili, sia nel mondo biologico presente. Ci sono molte
specie estinte, così come vi sono varietà estinte (ritrovate
fossilizzate) di specie attualmente ancora viventi. Ma nessuna
di queste può esser considerata come un anello di transizione
tra due entità biologiche diverse.
Considerazioni
Conclusive
Vi sono dunque due
possibili modelli per spiegare le origini: il modello
evoluzionista e il modello creazionista. Ambedue hanno
importanti conseguenze filosofiche e ambedue non possono
essere provati scientificamente. D'altro canto, entrambi
possono esser usati come quadri di riferimento per sviluppare
previsioni sui fenomeni naturali.
Il modello creazionista offre un quadro interpretativo che è
almeno altrettanto soddisfacente quanto il modello
evoluzionista. Le due leggi della termodinamica, l'apparente
stabilità delle "specie" fondamentali, la presenza
di discontinuità tra le specie e la natura deteriorante delle
mutazioni, sono tutti fattori meglio riconducibili ad un
modello creazionista che ad uno evoluzionista.
Inoltre i princìpi della fisica, della chimica e delle altre
scienze fisiche, sono facilmente riconoscibili sia in un
quadro creazionista che in uno evoluzionista.
Malgrado ciò, la maggioranza dei biologi moderni preferisce
adottare il punto di vista evoluzionista delle origini quale
spiegazione dei fatti della biologia. In effetti molti sono
talmente fiduciosi in questa posizione da affermare che
l'evoluzione sia un fatto scientifico. Ma quest'affermazione
non è mai stata provata, né potrà mai esserlo.
Oggi vi è anche un numero notevole di biologi e altri
scienziati convinti che il modello creazionista sia più
ragionevole e soddisfacente per spiegare le origini. Molti di
questi uomini e donne sono membri della Creation Research
Society, un'organizzazione che raccoglie circa 500 scienziati
con almeno un dottorato in una disciplina scientifica. La
società si dedica alla ricerca e alla pubblicazione di
informazioni a sostegno del modello creazionista.
Il numero preponderante di evoluzionisti nel mondo scientifico
ed educativo ha però condotto a un monopolio delle opinioni
evoluzioniste nei moderni libri di testo. Per questa ragione
è necessario un insegnamento che possa presentare
semplicemente i fatti della biologia senza alcun preconcetto
per quanto riguarda la loro interpretazione, oppure un
insegnamento nel quale vengono presentati i due modelli
contrapposti per l'interpretazione dei fatti. Precisiamo che
il presente articolo riporta semplicemente contributi
(presenti anche su internet) del dibattito sulle due teorie
senza voler entrare in valutazioni personali. Terredelsud non
ha pertanto una posizione ufficiale sull'argomento.
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